LEGGERE ITALIANO #3: “La Medusa” – un po’ di storia..

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Certi episodi della storia sembrano talmente terrificanti da poter essere frutto solo dell’immaginazione.

Qualche giorno fa’ ho pubblicato la recensione del meraviglioso libro di Romina Casagrande, “La Medusa”

Questa è la trama:

Costa del Senegal, 1816. La fregata francese Méduse, con a bordo il battaglione Africa e il nuovo governatore della colonia di Saint Louis, appena strappata agli inglesi, si incaglia mettendo fine a un viaggio tranquillo. Mentre i passeggeri più illustri abbandonano la nave sulle poche scialuppe, il resto dei passeggeri viene abbandonato al proprio destino. Per evitare di essere inghiottiti dal mare i superstiti decidono di costruire un’enorme zattera con la quale inizieranno un’epica avventura, costellata di sofferenze e atrocità. Parigi, 1818. L’eco di quanto accaduto nella lontana Africa affascina a tal punto il giovane e promettente pittore Géricault da indurlo a dipingere per il Salone Annuale di pittura un quadro che raffiguri il naufragio, intitolandolo La Méduse. In una città drammaticamente vivida, tra case buie che si riempiono di oro e cristallo per illuminare la notte, come il boudoir di Madame, nella polvere delle Salpêtrière, l’ospedale psichiatrico del dottor Pinel, tra gli acrobati e le magie del circo, tra riti voodoo e personaggi di tutti i tipi, Géricault incontrerà nella sua ricerca anche la giovane Liz e il piccolo Titù, il bambino senza voce, costretti loro malgrado a recuperare un passato orrendo e guardare negli occhi la propria Medusa.

Come saprete questo libro è ispirato anche al dipinto di Gericault, “la zattera della Medusa” che, a suo tempo, quando venne presentato suscitò scalpore e scandalo per ciò che rappresentava, un episodio che la Francia avrebbe voluto dimenticare.

Nel 1816 una fregata francese in viaggio verso l’Africa naufragò al largo delle coste del Senegal. Di fronte all’impossibilità di imbarcare tutti nelle scialuppe di salvataggio, stiparono 147 persone in una zattera legata con una cima alle scialuppe.

Cima che si ruppe e la zattera venne lasciata 12 giorni a navigare al largo.

I superstiti sono solo 15.

15 persone su 147, poco più del 10%. Molti, si scoprì, vennero buttati a mare perché troppo deboli, altri morirono di fame e tanti si uccisero a vicenda in reda alla follia di un altro giorno in mezzo al mare. I deboli, gli infermi, tutti coloro che appartenevano ad una casta sociale inferiore furono i primi ad essere sopraffatti e molti vennero gettati in mare.

Ma la cosa che shoccò tutti du come questi 15 riuscirono a sopravvivere e a nutrirsi e l’orrore che uno dei più grandi e diffusi tabù suscitò portò la Francia a cercare disperatamente di dimenticare l’orrore che si era consumato a bordo di quella zattera..

Perché il 9 giorno i naufraghi cominciarono a cibarsi della carne dei morti, poi ad uccidere per mangiare.

Solo 10 dei 15 sopravvissuti riuscirono a passare la seconda notte dopo il salvataggio.

Il capitano, dopo un processo, fu cancellato dell’Ordine ma non venne mai arrestato perché la pena di morte sarebbe entrata in vigore solo se non avesse abbandonato per ultimo la nave.

“La prima cosa è il mio nome, la seconda quegli occhi, la terza un pensiero, la quarta la notte che viene, la quinta quei corpi straziati, la sesta è fame, la settima orrore, l’ottava i fantasmi della follia, la nona è la carne e la decima è un uomo che mi guarda e non uccide. L’ultima è una vela. Bianca. All’orizzonte.”

Se avete già letto “la Medusa” e volete leggere altro sull’argomento vi consiglio “Oceano Mare” di Alessandro Baricco di cui vi lascio la trama:

Oceano mare racconta del naufragio di una fregata della marina francese, molto tempo fa, in un oceano. Gli uomini a bordo cercheranno di salvarsi su una zattera. Sul mare si incontreranno le vicende di strani personaggi. Come il professore Bartleboom che cerca di stabilire dove finisce il mare, o il pittore Plasson che dipinge solo con acqua marina, e tanti altri individui in cerca di sé, sospesi sul bordo dell’oceano, col destino segnato dal mare. E sul mare si affaccia anche la locanda Almayer, dove le tante storie confluiscono. Usando il mare come metafora esistenziale, Baricco narra dei suoi surreali personaggi, spaziando in vari registri stilistici, con una scrittura suggestiva, immaginifica e musicale.

‟Sabbia a perdita d’occhio, tra le ultime colline e il mare – il mare – nell’aria fredda di un pomeriggio quasi passato, e benedetto dal vento che sempre soffia da nord. La spiaggia. E il mare.
Potrebbe essere la perfezione – immagine per occhi divini – mondo che accade e basta, il muto esistere di acqua e terra, opera finita ed esatta, verità – verità – ma ancora una volta è il salvifico granello dell’uomo che inceppa il meccanismo di quel paradiso, un’inezia che basta da sola a sospendere tutto il grande apparato di inesorabile verità, una cosa da nulla, ma piantata nella sabbia, impercettibile strappo nella superficie di quella santa icona, minuscola eccezione posatasi sulla perfezione della sabbia sterminata.”

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. isabella mantovani ha detto:

    Ma veramente toccante questa vicenda che ha ispirato il libro..mi ricorda un altro libro di cui adesso mi sfugge il titolo avendolo letto almeno una ventina di anni fa… e quello purtroppo vero… perchè scritto dai sopravvissuti di un aereo caduto sulla Ande..

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  2. Dory A. ha detto:

    Hai proprio ragione: certi eventi sono così terribili che non riesci a capacitarti del fatto che siano accaduti veramente :/
    Mi sono imbattuta spesso nel libro “Oceano Mare” ma non sapevo la trama, devo dire che mi incuriosisce parecchi quindi credo proprio che ci farò un pensierino ^^

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  3. Sara Fabian ha detto:

    Non nel mio genere ma comunque particolare questo libro.

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