Recensione: La canzone di Achille

lacanzone“Dimenticate la violenza e le stragi, la crudeltà e l’orrore. E seguite invece il cammino di due giovani, amici prima e poi amanti e infine anche compagni d’arme – due giovani splendidi per gioventù e bellezza, destinati a concludere la loro vita sulla pianura troiana e a rimanere uniti per sempre con le ceneri mischiate in una sola, preziosissima urna. Madeline Miller, studiosa e docente di antichità classica, a cui la dottrina non ha limitato o spento la fantasia creatrice, rievoca la storia d’amore e di morte di Achille e Patroclo, piegando il ritmo solenne dell’epica alla ricostruzione di una vicenda che ha lasciato scarse ma inconfondibili tracce: un legame tra uomini spogliato da ogni morbosità e restituito alla naturalezza con cui i Greci antichi riconobbero e accettarono l’omosessualità. Patroclo muore al posto di Achille, per Achille, e Achille non vuole più vivere senza Patroclo. Sulle mura di Troia si profilano due altissime ombre che oscurano l’ormai usurata vicenda di Elena e Paride.” (Maria Grazia Ciani)

Questo è stato uno dei libri migliori che io abbia mai letto.. E, purtroppo, anche uno di quelli che mi ha fatto piangere di più.. E non parlo di qualche lacrimuccia.. Ma proprio di singhiozzi!

Spero di non spoilerare niente a nessuno, in fondo non sapere come finisce questa storia sarebbe preoccupante..

 

– Dimmi il nome di un eroe che é stato felice.-
Riflettei. Eracle era impazzito e aveva ucciso la sua famiglia; Teseo aveva perso la sua sposa e suo padre; i figli e la nuova consorte di Giasone erano stati uccisi dalla sua prima moglie; Bellerofonte aveva ucciso la Chimera ma era caduto dal dorso di Pegaso ed era rimasto storpio.
– Non puoi.- si alzò a sedere e si sporse in avanti.
– Non posso. –
-Lo so. Gli dei non permettono a nessuno di essere famoso e felice. – Inarcò un sopracciglio. – Ma voglio confidarti un segreto. 
– Dimmi.- Adoravo quando faceva così.
– Io sarò il primo. – Mi preso il palmo della mano e me lo promette sul suo. – Giuralo. –
– Perchè io? 
– Perchè sei tu la ragione. Giuralo. 
– Lo giuro. – dissi, smarrito nel rossore delle sue guance, nella fiamma dei suoi occhi.
– Lo giuro – fece eco lui.

È sempre molto strano leggere un libro di cui sai già il finale.. Specialmente se non finisce bene.. Mi ritrovo sempre a sperare che qualcosa cambi, che questa volta la storia sarà diversa, che finirà bene.. Ma Madeline Miller è pur sempre una storica.. Sapevo che non sarebbe successo..

Ma, come si suol dire, la speranza è l’ultima a morire..

Leggetelo.

Leggetelo perché è una bellissima storia d’amore e di amicizia, tenera, dolce e indimenticabile.

Partendo dai personaggi Achille e Patroclo qui sono prima di tutto rappresentati come due ragazzi, due innamorati trovati costretti a combattere in qualcosa di più grande di loro, con la consapevolezza di una condanna a morte certa che pesa sulle loro spalle.

Achille sa che morirà nella guerra, così come lo sa Patroclo.. Ma, tramite stratagemmi, riusciranno ad evitare la morte per dieci anni.

Il libro è narrato dal punto di vista di Patroclo, inizia con la sua infanzia e finisce con la morte di Achille.

Patroclo è dolce, timido e un po’ goffo, è innamorato di Achille ma allo stesso tempo la sua insicurezza lo porta a non capire perché Achille è innamorato di lui. L’autrice, poi, gli da una storia di fondo che si adatta perfettamente al personaggio, come se fosse stata scritta da Omero stesso.

Achille, invece, non è il classico eroe borioso e arrogante ma un ragazzo innamorato, tanto innamorato da impazzire di dolore alla morte di Patroclo, dell’unica persona che abbia mai amato, scatenando la parte peggiore di lui.

Io non ho mai amato Achille, il mio eroe greco preferito è sempre stato Odisseo, avevo sempre visto il Pelide come un personaggio sgradevole: troppo orgoglioso, troppo egocentrico, troppo crudele.. La morte di Ettore sembrava crudele e ingiusta..

Questo libro mi ha fatto cambiare idea: ho cominciato a vedere l'”ira funesta del Pelide Achille” non più come un atto di crudeltà gratuita ma come l’ultimo gesto disperato di un uomo che ha perso il suo compagno di vita, l’altra parte di sé.

 

In fondo Ettore non mi ha fatto niente.

Fiore all’occhiello di questo romanzo è l’ambientazione: storicamente accurato (sempre considerando che la società narrata da Omero è quella dell’VIII secolo e non dell’XI..) e la vicenda che si adatta perfettamente alla storia omerica, non leva nulla all’opera originale, anzi.

Il mio voto quindi non può essere altro che 5, un 5 molto molto abbondante.

 

 

 

 

 

 

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